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Ho avuto il piacere di leggere varie poesie di Salvatore già da qualche anno, e fino ad oggi ho seguito il suo percorso che man mano si è intensificato nella musicalità dei suoi versi. La sua scrittura si avvicina molto alla prosa o a certe ballate di cui a tratti se ne può avvertire la cadenza tradotta in parole. Talvolta nei suoi testi fanno apparizione delle figure femminili, quasi fossero in via di estinzione, perché accomunate dallo stesso senso di nostalgia per averle perdute nella nebbia esistenziale, che ognuno più o meno è costretto ad attraversare a periodi.Fernanda Cataldo
Può darsi la ricerca del suo alter-ego oppure semplicemente solo donare a se stesso, con la scrittura la parte consolatoria contro i valori prefabbricati, in questo mondo di successo che non dà nessun spazio alla fragilità, alla debolezza, e dove tutti devono sembrare constantemente felici. Diceva Saba “Il poeta ha le sue giornate contate, come tutti gli uomini, ma quanto, quanto variare”.
Questi testi di Salvatore Mingione hanno la capacità e il pregio di far sentire la presenza e la vita dell’autore. Non è poco, tra tante poesie di autori anche titolati (magari solo da qualche banda della corporazione), bravi a rendere rarefatto o poco percepibile il corpo di chi scrive. Della vita di Salvatore conosco poco, anche se con lui ho avuto vari scambi e contatti nel corso degli ultimi anni. Della sua scrittura avevo avuto l’occasione di leggere e commentare un suo racconto, mentre conoscevo poco i suoi versi. In essi la sua vita viene come sollevata e intessuta con il coraggio di un candore ormai fuori moda.Adam Vaccaro - www.milanocosa.it
è vero, come lui stesso annota su di sé, che appare un soldato nudo e resistente contro il comune mal di vivere. Un soldato forse attardato e fuori tempo – come quel giapponese, intrappolato nella memoria e nella giungla, convinto dopo decenni dalla fine dell’ultima Guerra, di continuare a combattere contro il Nemico americano – che, però, non carica di grottesco la sua tensione ideale. Perché la sua passione umana e civile riesce a riaffermare e incarnare con levità ideologica, valori e necessità di cose come solidarietà, giustizia, libertà ecc.; cose che, rispetto ai parametri vincenti del mercato, degli individualismi e del successo, appaiono logore e obsolete.
Ma occorre dire che quel candore non è ingenuo, se nelle note suddette dice che “forse lui non esiste”, distanziandosi così da sé e utilizzando la tecnica retorica della negazione (auto)ironica per riaffermare con malcelato orgoglio la propria differenza. La propria anomalia e inattualità, quale sollecitata da Nietzsche per ogni fare creativo e culturale. La scrittura che ne consegue tende per questo a condensare attimi di levità e gioia disarmata (prevalenti nell’ambito delle relazioni e dei sentimenti privati) tra pesi poco dicibili e gravosi (derivanti soprattutto dal corteo di derive e chiusure in ambito pubblico). L’impasto è una sorta di insostenibile leggerezza che non è né innocente né naïf. Un impasto che fa pensare a canzoni, a una musica leggera che a volte è più densa di tanti supposti testi di poesia.
è stato perciò per me tutt’altro che sorprendente aver appreso, dopo la lettura dei testi, di collaborazioni e esperienze di Salvatore in questo ambito, in effetti molto corrispondente e adeguato alla sua cifra di scrittura. La quale crea – se vogliamo riferirci a tecniche pittoriche – acquerelli delicati, con un loro fascino fatto di immagini evocative, spesso non superficiali né banali.
Ne sono un esempio i versi che seguono di una poesia dedicata al figlio: “ti sorreggerò distante ma attento/ / tu sei il mio aquilone/ più voli alto più è lungo il filo dell'amore”. Quegli attimi di amore cercato dentro e fuori le scritture, dentro e fuori le consuete “Prigioni”, che fanno dire: “assaporo i cinque minuti di libertà che mi spettano/ componendo versi strani e lettere strappate”. Già, c’è la coscienza che le visioni della scrittura nascono nel tra delle nostre di-visioni irriducibili, misura con la follia che ci salva dalla follia.